Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20120713_c1_196.jpg

Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

L’ok all’uso a scopo terapeutico arriva dopo quello della Toscana. Le medicine saranno gratuite

.

VENEZIA – Dopo la Toscana, che è stata la prima Regione italiana ad autorizzare l’uso della cannabis a scopo terapeutico,adesso tocca al Veneto. Ieri, praticamente all’unanimità, la quinta commissione consiliare presieduta da Leonardo Padrin (Pdl) ha approvato la proposta di legge di Pietrangelo Pettenò (Sinistra) che consente la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi. La stessa pianta che viene utilizzata per produrre alcune droghe, la marijuana e l’hashish, ora potrà essere usata dai malati per alleviare i dolori.

Va detto che Padrin ha dato una astensione “tecnica” al provvedimento per poter svolgere in aula il ruolo di relatore di minoranza, come prevede il nuovo statuto, e dunque poter presentare eventuali emendamenti migliorativi al testo. Uno di questi l’ha già presentato lo stesso Pettenò fissando un tetto finanziario per il 2012 di 100mila euro. «Una delle obiezioni della giunta regionale – spiega Pettenò – riguardava l’applicazione e i costi della legge. Così abbiamo corretto il testo, aggiungendo un nuovo articolo in base al quale spetta alla giunta definire le procedure e i criteri». Per quanto riguarda i costi, è stato ipotizzato che 100 malati di sclerosi multipla costerebbero alla Regione 500mila euro all’anno: di qui la previsione di spesa per gli ultimi mesi del 2012 di 100mila euro.

Dettagli che ai malati probabilmente interesseranno poco. Quel che conta è la sostanza: i farmaci derivati dalla cannabis adesso saranno gratuiti, li pagherà la Regione. Ovviamente il testo dovrà essere approvato dal consiglio regionale e poi dovrà passare il vaglio dell’esame governativo. Ma sia nell’uno che nell’altro caso le prospettive sono positive: in commissione consiliare, ieri riunita a Palazzo Ferro Fini, tutte le forze politiche si sono dette d’accordo. Uno dei più convinti è stato tra l’altro il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani (Lega) che ha condiviso in toto ispirazione e obiettivi del provvedimento. Quanto al rischio dell’impugnazione, per la Toscana – che ha approvato un’analoga legge, la prima in assoluto a livello nazionale, il 2 maggio scorso – il Governo non ha trovato nulla da eccepire.

«L’uso della cannabis a scopo terapeutico in Italia è già possibile dal 2007 – ha detto in commissione il consigliere Pettenò – ma non esistono farmaci di produzione nazionale, bisogna importarli e i pazienti se li devono pagare. In attesa che lo Stato decida in quale fascia inserire questi farmaci, la proposta è che sia la Regione Veneto a disciplinarne l’uso. E spetterà alla giunta stabilire i criteri e le procedure. Dotare il Veneto di una legge applicativa in tale senso rappresenta una scelta di civiltà che consentirà ai malati e al servizio pubblico della nostra regione di non dipendere esclusivamente dalle importazioni dall’estero per l’approvvigionamento della cannabis medicinale, con grandi risparmi di tempo e di costi e riduzione degli enormi disagi ai quali sono sottoposti i malati che necessitano di tale tipo di farmaci».

Il progetto di legge prevede la stipula di una convenzione con il Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, per la produzione e l’acquisizione diretta dei cannabinoidi ad uso terapeutico, utilizzati in particolare nella terapia del dolore e nelle cure palliative, ma anche dai malati di Sla e di distrofia muscolare.

Venerdì 13 Luglio 2012 – 12:29
Ultimo aggiornamento: 12:47
.
fonte ilmessaggero.it

GOOD MORNING, TOSCANA! La nuova Legge Regionale Toscana sui farmaci a base di cannabis

https://i2.wp.com/www.legalizziamolacanapa.org/wp-content/uploads/2012/02/PIC.jpg

GOOD MORNING, TOSCANA! La nuova Legge Regionale Toscana sui farmaci a base di cannabis

.

Finalmente, dopo un faticoso e impegnativo lavoro, durato oltre un anno con la collaborazione di altre realtà sensibili all’argomento, come Pazienti impazienti Cannabis siamo convinti che il 2 maggio 2012 a Firenze si sia scritta una pagina di storia nel nostro Paese. Dopo 5 anni dal Decreto Ministeriale dell’aprile 2007, in cui era stata soddisfatta la nostra richiesta di inserire il Thc nella tab. ‘II B’ delle sostanze stupefacenti con riconosciute proprietà terapeutiche, è stata infatti approvata la prima legge regionale in grado di facilitare l’accesso concreto dei malati ai farmaci derivati dalla cannabis.

Tutto parte la scorsa primavera, quando, qualche mese dopo che in 8 regioni (ora sono 9) era stata presentata da consiglieri regionali di vari gruppi politici la migliore proposta di legge possibile nel preciso quadro delle norme vigenti, elaborata da pazienti e medici di 3 associazioni (PIC, ACT, ALC), arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia della presentazione in Toscana di una proposta di legge del PD che avrebbe limitato l’uso medico dei cannabinoidi alla terapia del dolore e alle cure palliative. Tale pdl, nasceva in buona fede dalla volontà di facilitare l’accesso a quella cura, dopo che la consigliera Alessia Ballini, prima di essere stroncata da un tumore, aveva avuto modo di sperimentare personalmente per i suoi dolori l’efficacia della cannabis (reperita o coltivata illegalmente, ci hanno confermato le persone che la conoscevano bene). Con la collaborazione dei consiglieri del gruppo Fds-Verdi, che hanno poi depositato la pdl 72, abbiamo quindi adattato in tutta fretta alla realtà toscana, la proposta delle altre regioni, cercando intanto di far sentire la nostra voce di pazienti, anche ai firmatari della pdl 58, poi abbiamo organizzato insieme anche un convegno con tutti gli interessati e diverse personalità internazionali.

Dopo le audizioni di associazioni e esperti del settore, la commissione sanità si è impegnata ad unificare le due pdl, con risultati insoddisfacenti ancora poche settimane fa. Poi, la sincera volontà dimostrata da alcuni consiglieri del PD ha permesso di arrivare ad un testo condiviso, dove non ci sono limitazioni a priori ad alcune categorie di malati, ma si da anche la possibilità al servizio pubblico di dispensare preparazioni galeniche, rapidamente disponibili, senza dover aspettare gli attuali tempi delle importazioni dei farmaci esteri tramite la normale procedura. Oltre che nell’ambito di “strutture ospedaliere ed a queste assimilabili” (day-hospitals, ambulatori ecc.), i farmaci potranno essere erogati a domicilio senza spese anche a pazienti in dimissioni assistite, senza che debbano per forza tornare in ospedale per ritirarli. Ecco il testo approvato, che non è la “nostra” pdl72 ma non esclude alcuna modalità di cura già permessa dalle norme nazionali. Oltre alla legge, è stata approvata anche una mozione, che mette al centro i diritti dei malati e preme sul Ministero della Salute, per ulteriori passi semplificativi.

In aula, gli interventi dei consiglieri FdS e PD sono stati caratterizzati dal buon senso e dall’attenzione al malato come persona. E’ stato anche ricordato come migliaia di pazienti debbano ricorrere al mercato nero o scelgano l’autocoltivazione, per poter beneficiare dell’effetto terapeutico della cannabis per i loro disturbi. Ed è stata menzionata l’esperienza del Canada, dove lo Stato gestisce proprie coltivazioni di marijuana da distribuire ai malati, dell’Olanda e di Israele, dove viene utilizzata negli ospizi per anziani, con risultati clamorosi. Al contrario gli interventi di PDL, UDC e Lega si basavano su una presunta pericolosità e “mancanza di evidenza scientifica” dell’efficacia dei cannabinoidi, e sulla necessità di un ulteriore nulla osta ministeriale, in spregio assoluto della qualità di vita dei malati, e delle loro necessità. Nonché in totale ignoranza del fatto che, come già ricordato, il Ministero della Salute si è già espresso: sin dal 2007 infatti, il THC per la legge italiana fa parte delle sostanze prescrivibili e dotate di efficacia terapeutica, come ha confermato addirittura il dott. Serpelloni, smentendo il solito Gasparri, secondo il quale la nuova legge toscana “è carta straccia

Premettendo che “la politica non ha la competenza di decidere se i cannabinoidi siano utili ed utilizzabili”, con una capriola di coerenza aggiungono che la regione non avrebbe dovuto permetterne l’uso anche su ricetta medica, in assenza di certezze.

Ma la partita non finisce con l’approvazione della legge. Saranno infatti prossime delibere applicative della giunta che dovranno dare le disposizioni pratiche per la sua applicazione. Per questa ragione sarà molto importante che le associazioni di pazienti continuino a vigilare sui contenuti di tali delibere, continuando a fornire la necessaria assistenza e consulenza, ci auguriamo che questo clima collaborativo possa crescere. In confronto al desolante panorama nazionale, dove ignoranza ed arroganza la fanno da padroni, e delle vite e delle scelte dei malati non importa a nessuno, sarebbe un bell’esempio di democrazia partecipata. Così come ci auguriamo che si apra il dibattito nelle regioni dove giacciono in qualche cassetto le pdl già depositate e che presto se ne aggiungano di nuove, trovando sempre reti di pazienti pronti a battersi perché il significato delle future leggi regionali non venga stravolto. Sempre consapevoli che la strada è ancora lunga e che siamo di fronte a uno dei piccoli passi verso lo scenario auspicato in cui ogni persona possa essere libera di scegliere come curarsi senza rischiare di finire in galera.

Pazienti Impazienti Cannabis – 4 Maggio 2012

http://www.pazienticannabis.org/toscana.html

Legalizziamolacanapa Org Team

.

fonte legalizziamolacanapa.org

__________________________________________

Million Marijuana March – MLA (Movimento Liberali Antiproibizionisti) Corteo Roma 5 maggio 2012

Pubblicato in data 06/mag/2012 da

– MLA (Movimento Liberali Antiproibizionisti) –
NELLO STESSO GIORNO A ROMA E IN ALTRE 420 CITTA’ NEL MONDO PER ESIGERE:
1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI di Marijuana.
2) ACCESSO IMMEDIATO ALL’USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.
3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, PATRIMONIO DELL’UMANITA’.

Salute: sì della Toscana a cannabis terapeutica


fonte immagine

Salute: sì della Toscana a cannabis terapeutica

.

La Toscana è la prima regione italiana ad approvare l’utilizzo di cannabis a scopo terapeutico per combattere il dolore, nelle cure palliative e anche in altri tipi di terapie. Il Consiglio Regionale ha approvato oggi una legge per disciplinare l’utilizzo dei farmaci cannabinoidi come ausilio terapeutico all’interno del servizio sanitario regionale.

Ventotto i voti a favore, espressi dai gruppi di maggioranza (Pd, Idv, Fds-Verdi e parte del Gruppo misto: Ciucchi, Romanelli) con l’aggiunta del consigliere del Pdl Marco Taradash. Tredici i voti contrari (Pdl, Udc e parte del Gruppo Misto: Staccioli, Locci), 2 i voti di astensione (Lega Nord Toscana).

La legge si applica alle strutture del servizio sanitario regionale e alle aziende ospedaliere universitarie, oltre che alle strutture private accreditate che erogano prestazioni in regime ospedaliero. Alla Giunta regionale spetta il compito di definire gli indirizzi per l’uniformità organizzativa e procedurale, cui le aziende sanitarie si adeguano assumendo le necessarie misure. Inoltre viene evidenziato il ruolo propositivo e consultivo del Consiglio sanitario regionale, anche ai fini dell’appropriato recepimento di linee guida statali insistenti su aspetti toccati dalla legge.

“L’efficacia farmacologica dei cannabinoidi si fonda su acquisizioni scientifiche, sperimentazioni e pratiche cliniche sempre più diffuse a livello mondiale”, si legge nella relazione che accompagna la proposta, mentre nel preambolo della legge sono indicati i principali ambiti di cura e quelli in fase di studio: e’ oggi disponibile a livello scientifico una “compiuta valutazione dell’impiego clinico dei cannabinoidi nella cura del glaucoma, nella prevenzione dell’emesi, nel controllo di alcune spasticita’ croniche, come adiuvante nel controllo del dolore cronico neuropatico associato a sclerosi multipla, nel trattamento del dolore nei pazienti affetti da cancro. Da sperimentazioni scientifiche risulterebbe inoltre che i cannabinoidi hanno proprietà di ridurre i dosaggi degli analgesici oppiacei, quali la morfina e i suoi analoghi, necessari a lenire il dolore nei malati oncologici sottoposti a trattamenti cronici, evitando cosi’ i fenomeni di assuefazione, caratteristici degli oppiacei”.

(02/05/2012)

.

fonte

Dalla Medicina Tradizionale Cinese un potenziale farmaco per le malattie autoimmuni

Dalla medicina cinese un potenziale farmaco per le malattie autoimmuni

Un nuovo studio chiarisce i meccanismi di azione molecolare di un composto estratto dalla radice di ortensia, utilizzato nella farmacopea tradizionale cinese contro la malaria, che recentemente si è rivelato utile nel trattamento di svariate patologie autoimmuni (red)

https://sivalesbeneestegovaleo.files.wordpress.com/2012/02/herbs.jpg?w=300

.

Per circa duemila anni, gli erboristi cinesi hanno curato la malaria utilizzando l’estratto della radice di una pianta del genere Hydrangea, quello delle comuni ortensie, nota con il nome di Chang Shan, che cresce in Tibet e in Nepal. Studi recenti hanno mostrato che l’alofuginone, un composto derivato da questo estratto, potrebbe essere utilizzato per trattare le patologie autoimmuni.

Ora i ricercatori della Harvard School of Dental Medicine hanno scoperto i segreti molecolari alla base dell’efficacia di questo estratto fitoterapico. Grazie ai loro studi, i ricercatori hanno mostrato che l’alofuginone (HF) innesca un cammino biochimico in grado di bloccare lo sviluppo di una potente classe di cellule immunitarie denominate Th17.

“L’HF inibisce in modo selettivo la risposta immunitaria senza deprimere il sistema immunitario nel suo complesso”, ha spiegato Malcolm Whitman, professore di biologia dello sviluppo della Harvard School of Dental Medicine e autore senior di questo nuovo studio. “Questo composto potrebbe ispirare nuovi approcci terapeutici a un’ampia gamma di disturbi autoimmuni”.

“Questa ricerca dimostra come lo studio dei meccanismi biomolecolari che stanno alla base dell’azione dei principi attivi a lungo utilizzati nella medicina tradizionale cinese possa portare a chiarire la regolazione fisiologica e a nuovi approcci al trattamento delle patologie”, ha aggiunto, Tracy Keller, primo autore dell’articolo apparso su “Nature Chemical Biology”.

Dalla medicina cinese un potenziale farmaco per le malattie autoimmuni
© Image Plan/Corbis

Una precedente ricerca aveva mostrato che l’HF è in grado di ridurre la fibrosi dei tessuti e attenuare i sintomi di patologie autoimmuni come la sclerodermia o la sclerosi multipla, e anche la progressione dei tumori.

“Da quella ricerca nacque l’ipotesi che l’HF potesse agire sui cammini

di segnalazione dotati di numerosi effetti a valle”, ha aggiunto Keller. Grazie agli studi che Keller e colleghi avviarono successivamente si arrivò nel 2009 a dimostrare come l’HF riesca a proteggere l’organismo dalle pericolose cellule Th17, coinvolte in numerosi disturbi di origine autoimmune, senza peraltro influenzare in modo apprezzabile l’azione benefica di altre cellule immunitarie.

I ricercatori scoprirono in particolare che piccole dosi di HF erano in grado di ridurre la sclerosi multipla nel modello murino e avanzarono perciò l’ipotesi che la stessa sostanza potesse rappresentare il primo esempio di una nuova classe di farmaci in grado di inibire selettivamente le patologie autoimmuni senza diminuire l’efficacia del sistema immunitario nel suo complesso.

Ulteriori analisi hanno successivamente permesso di chiarire che l’HF era in grado di attivare in qualche modo l’espressione di geni coinvolti in un nuovo cammino biochimico, denominato cammino di risposta amminoacidica, o AAR, cruciale nella regolazione della risposta immunitaria così come nella segnalazione metabolica.

In quest’ultimo studio, i ricercatori sono riusciti a individuare il ruolo in quel cammino di un singolo aminoacido denominato prolina e hanno scoperto che l’HF è in grado di inibire un particolare enzima tRNA sintetasi denominato EPRS, responsabile dell’integrazione della prolina in altre proteine.

Gli autori dello studio ritengono che proprio la precisione con cui è stato individuato il ruolo dell’HF possa aprire la strada a nuove sperimentazioni farmacologiche per un’ampia gamma di disturbi.

.

fonte articolo

fonte immagine di testa

Tintura Madre di Aglio – Benessere e longevità secondo una ricetta tibetana

Tintura Madre di Aglio – Benessere e longevità

https://i0.wp.com/www.ivanborsato.it/wp-content/uploads/aglio.jpg

.

Questa Tintura Madre é una specie di panacea per tutti i mali. Non proprio tutti, ma cura diverse patologie:
ricostitutivo delle forze vitali dell’ organismo, ripulisce quest’ ultimo dai grassi e migliora la circolazione e l’ intero metabolismo riequilibrando il peso corporeo, rende più elastici i vasi sanguigni, previene trombi, trombosi del cervello, arteriosclerosi e ischemia, regola la pressione del sangue, cura il mal di testa, combatte stati anemici e senso di debolezza, i disturbi cronici dei polmoni, le forme di gastrite e di ulcera dello stomaco, tutti i tipi di tumore sia interni che esterni fra i quali anche il morbo di Basedow, influisce positivamente sull’ umore generale. Altro? Aiuta a sconfiggere la carenza di energia sessuale.

Ingredienti:
50 gr di spicchi d’ aglio puliti dalla pellicina
200 gr di alcool alimentare a 95°

Preparazione:
In un mortaio di marmo pestate gli spicchi di aglio che avrete precedentemente sbucciato senza aver usato lame di coltelli. Ponetele in un vaso a chiusura ermetica e versatevi sopra l’ alcool e chiudete bene il vaso. Lasciate macerare in frigo per 10 giorni, durante i quali andrete a scuotere il vaso una volta al giorno. Trascorso questo periodo, prendete una garza e filtrate il composto e riponete in frigo per altri 2 giorni. A questo punto il prodotto é pronto per essere somministrato. Trasferitelo in una boccetta con contagocce.

Dosi e somministrazioni:
1° giorno: 1 goccia al mattino, 2 a mezzogiorno, 3 la sera.
2° giorno: proseguire aumentando progressivamente il numero delle gocce fino alla sera del 5° giorno, dovete essere arrivati a 15 gocce.
6° giorno: 15 gocce al mattino, 16 a mezzogiorno, 17 la sera.
7° giorno: si prosegue decrescendo il numero delle gocce: 12 al mattino, 11 a mezzogiorno e 10 la sera, finché proseguendo a ritroso si arriva a 1 goccia il 10° giorno.
11° giorno: 15 gocce al mattino, 25 a mezzogiorno e 25 la sera.
Proseguite la cura con 25 gocce 3 volte al giorno fino all’ esaurimento del prodotto.
Questo sistema a dosi crescenti stimola la memoria cellulare e la capacità di risposta da parte dell’ organismo.
Questa cura é frutto di un’ antica ricetta monastica tibetana e NON VA ASSOLUTAMENTE RIPETUTA PIÙ DI UNA VOLTA OGNI 5 ANNI.

.

fonte articolo

fonte immagine

LAPACHO, una pianta poco conosciuta dai molteplici benefici

LAPACHO

https://i2.wp.com/www.cantron.com/images/products/nutra/LapachoParts1.png

.

Il Lapacho è un albero originario del Brasile ma che si è sparso in tutto il Sud-America. Non è, come molte persone pensano, una pianta tipica della foresta pluviale tropicale, ma si trova meglio in regioni più fresche, in alta montagna. A parte il brasile, si trova nel Nord dell’Argentina, nel Paraguay e nelle zone montagnose della Bolivia e del Perù.
La famiglia delle Bignoniacee, a cui appartiene il lapacho, consiste di circa 100 specie, di alcune delle quali è difficile parlare, anche per gli specialisti. Nei paesi in cui lo spagnolo è la lingua più diffusa, alcune varietà sono chiamate lapacho, mentre in Brasile, di lingua portoghese, il nome è Pau d’Arco o ipe roxo. Sono anche usati nomi come taheebo, queschua, tabebuia. A causa dei numerosi nomi e della forte rassomiglianza tra le varietà di genere, c’è una notevole confusione su quale specie sia più adatta a scopi terapeutici. Recentemente è stato deciso che la varietà a fiori rosa-porpora proveniente dal Sud America (Tabebuia Avellanedae) ha l’azione medicinale più forte.

Azioni

Attività antitumorale, contro la crescita in generale; antibiotico, antibatterico, virucida, antiparassitario; fungicida; antiinfiammatorio; depurativo; immunostimolante; tonico generale cardiotonico; stimolante dei globuli rossi; leggero diuretico; lieve sedativo; lieve ipotensivo; lieve ipoglicemizzante; lieve analgesico; astringente, antidiarroico; vulnerario; espettorante; febbrifugo.

Indicazioni

*Azione/ terapia complementare in tutte le forme di carcinoma e leucemia.
*Infezioni batteriche, p.e, stafilococchi, streptococchi, brucella.
*Infezioni virali, p.e. influenza, raffreddore, herpes, polio, Epstein-Barr, HIV
*Infezioni da lieviti e funghi, p.e. candidiasi, tigna, piede d’atleta
*Infezioni parassitarie, p.e. malaria
*Infezioni della bocca, naso e gola
*Disordini del tratto gastrointestinale: infiammazione delle mucose, colite, morbo di Crohn, polipi, dissenteria, ulcere peptiche
*Disordini del sistema urogenitale: cistite, uretrite, prostatite, polipi vescicali, vaginiti, leucorrea, infiammazione della cervice uterina.
*Altre indicazioni: gastrite, ulcera gastrica; ferite, ulcere, ulcere crurali e fistole; anemia; affezioni cutanee da scarsa eliminazione, eczema, acne, foruncolosi, psoriasi; artrite, dolori in generale; arteriosclerosi, debolezza cardiaca; asma e bronchite, ipertensione.

Dosaggio e formulazioni

Le formulazioni più comuni sono il tè e le compresse. Un decotto di 15-20 grammi di interno di corteccia in mezzo litro d’acqua per 5-15 minuti deve essere bevuto almeno una volta al giorno, preferibilmente 2-3 volte al giorno. La dose giornaliera normale per le compresse è di 6-9 compresse da 500 mg (ciascuna contenente 300 mg di interno di corteccia di lapacho in polvere).

Per le compresse potete andare qui: http://www.bottegadelleerbe.it/index.php?main_page=product_info&products_id=629

Il te potete trovarlo anche qui, a buon prezzo:

http://www.erboristeriagiorgioni.it/tabebuia-corteccia-taglio-tisana/

.

Mauro Salvi, naturopata

.

fonte immagine

Oro, incenso e mirra: i doni che curano davvero

Oro, incenso e mirra i doni che curano

Rimedi attuali che vengono dal passato

.

MILANO – Oro, incenso e mirra sono i tre doni dei Magi al Bambino Gesù. Sono tre doni dal significato simbolico (oro per la regalità del Bambino nato; incenso a ricordare la sua divinità; mirra, usata per la mummificazione, per parlarci del sacrificio e della morte dell’uomo Gesù), ma sono anche tre rimedi medicamentosi.

INCENSO L’incenso, conosciuto soprattutto per il suo uso durante le cerimonie religiose e funebri, viene estratto dalla Boswellia, pianta dell’antica medicina ayurvedica. Diverse ricerche (fondamentale quella di Edzard Ernst, pubblicata sul British Medical Journal nel 2008) ci hanno confermato la presenza in questa resina di numerose sostanze chimiche dotate di attività antinfiammatoria. La Boswellia si utilizza ormai da molti anni, ottenendo buoni benefici, nei pazienti con colite ulcerosa, Crohn o altre malattie croniche a carico dei bronchi come delle articolazioni. È ben tollerata e consente anche di ridurre il consumo di farmaci.

MIRRA – La mirra tra i doni dei Magi è forse la sostanza più misteriosa, molti neppure sanno cosa sia. Si tratta di una resina ricavata da una pianta tipica di penisola arabica, Mesopotamia e India (le stesse zone dove è d’altronde presente anche la Boswellia). Nell’antichità si usava soprattutto per aromatizzare e conservare le mummie. Il primo lavoro scientifico italiano sulla mirra è stato pubblicato 15 anni fa, su Nature, da Piero Dolora e dai suoi collaboratori del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Firenze, che hanno ben studiato il meccanismo di azione di alcune sostanze chimiche, presenti in questa resina, sui recettori per gli oppioidi, spiegandone così le capacità analgesiche. L’uso tradizionale, confermato da prove cliniche più recenti, ci consente di sfruttarne pienamente non solo le proprietà analgesiche, ma anche le capacità antinfiammatorie e antisettiche – provate da altri studi scientifici – che si rivelano particolarmente utili nella cura di gengiviti, afte, peridontopatie e nella terapia di ferite e ulcerazioni cutanee. In Arabia Saudita la mirra viene ancora oggi utilizzata per la cura e la protezione del piede diabetico. Ma mirra e incenso sono stati utilizzati fin dall’antichità come rimedi curativi non solo da singolarmente, ma anche insieme. Il «Balsamo di Gerusalemme», che per la sua attività antinfiammatoria è entrato a far parte di molte recenti farmacopee, è stato formulato, proprio grazie a queste due resine, nel 1719 nella farmacia del monastero di San Salvatore, nella città vecchia di Gerusalemme.

ORO E l’oro? Se si fosse trattato veramente del prezioso metallo potremmo limitarci a dire che l’oro ha avuto un posto di rilievo nella recente storia della medicina, per la terapia di fondo dell’artrite reumatoide. Ma, invece che di oro, poteva trattarsi della preziosissima polvere di Curcuma, color oro appunto, proveniente sempre dall’Oriente, pregiata sia in cucina, sia nella medicina. Oggi sappiamo che la Curcuma è preziosa perché contiene sostanze antiossidanti particolarmente attive contro i fenomeni infiammatori cronici e nelle varie tappe della trasformazione cancerosa delle cellule. Usata nella pratica clinica su pazienti affetti da psoriasi e da infiammazioni croniche intestinali o reumatiche, la Curcuma suscita sempre maggior interesse tra i ricercatori perché si è visto che può migliorare la risposta di alcuni tumori ai farmaci chemioterapici. Un esempio, tra i tanti, che ci consente oggi di parlare di medicina integrata, piuttosto che di medicina alternativa.

Fabio Firenzuoli
Direttore Centro di Medicina Integrativa
ospedale Careggi, Università di Firenze

.

fonte articolo

fonte immagine