Fumetti per bambini che inducono al consumo di psicofarmaci: vendere malattie sul web, anche ai bimbi italiani

Non ci stancheremo mai di ricordare ai lettori che i psicofarmaci, TUTTI i psicofarmaci, non curano alcunché. Sono ‘manette’ sotto forma di sostanze psicotrope, che creano gravi alterazioni alla personalità degli individui, oltre ad apportare seri, e anche gravi danni, sotto forma di complicanze fisiopatologiche apportatrici di ulteriori scompensi e malattie. Non raramente, gli psicofarmaci, a lungo andare, esaltano le ‘patologie psichiatriche’ (scientificamente indimostrabili, peraltro) sotto forma acuta, spingendo chi ne fa malaccortamente uso anche al suicidio. mauro, naturopata
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Fumetti per bambini che inducono al consumo di psicofarmaci: vendere malattie sul web, anche ai bimbi italiani

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Tratto da http://www.giulemanidaibambini.org

Da Stati Uniti e Gran Bretagna, siti per bimbi – accessibili anche dal nostro paese – con lo scopo di “spiegare le malattie” e rendere più accettabile l’assunzione di psicofarmaci. Anche la multinazionale farmaceutica Shire attiva in questa campagna, in vista dell’introduzione di un proprio psicofarmaco per bambini in Italia. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “E’ da un anno che denunciamo queste attività di marketing improprio, ma il Ministero della Salute continua a ignorare questi fatti gravi”
Il web è lo specchio della realtà, e vi si trova davvero di tutto, inclusi siti internet specificatamente costruiti per spingere i bambini verso le diagnosi di malattie controverse e rendere più accettabile ai loro stessi occhi l’assunzione di potenti psicofarmaci dagli effetti collaterali potenzialmente distruttivi.

Ci sono vari psicofarmaci per “curare” l’ADHD, la cosiddetta sindrome da iperattività e disattenzione che pare affliggere i bambini troppo distratti e agitati e che nei soli Stati Uniti genera milioni di prescrizioni all’anno garantendo alle farmaceutiche coinvolte in questo business (Novartis, Eli Lilly, Shire ed altre) introiti per miliardi di dollari. L’ADHD ha grande spazio nel sito http://www.medikidz.com un’iniziativa editoriale inglese apparentemente indipendente che vorrebbe “spiegare” la malattia e le relative “cure” ai bambini, mediante fumetti, supereroi e altri linguaggi tipici del mondo e dei linguaggi dell’infanzia.

“Peccato – commenta Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) – che nelle schede dei farmaci richiamate sul sito si citino in modo molto semplificato gli effetti collaterali e le possibili interazioni con altri farmaci, di fatto dando una percezione nettamente sottostimata dei rischi a genitori e bambini stessi”.

Gli editori del sito – e dei fumetti, che vengono venduti in edizione cartacea, con albi dedicati a ogni malattia – ringraziano per il supporto e la collaborazione una lista di associazioni mediche, di pazienti e di genitori, molte delle quali sospette di contiguità ai limiti dell’etico con le case farmaceutiche, o alcune – come la CHADD – già denunciate in passato per aver ricevuto finanziamenti diretti dalle aziende stesse. Vari commentatori hanno infatti sottolineato come l’attività di “sensibilizzazione” della CHADD sia tutt’altro che indipendente dalla casa farmaceutica Novartis, produttrice del contestato Ritalin – la metanfetamina che viene somministrata a milioni di bambini nel mondo per migliorare le performance scolastiche e l’accettabilità sociale – che tanto approfonditamente viene descritto proprio sul sito MedKids.

Un altro caso di probabile “disease mongering” – la tecnica di marketing per la fabbricazione a tavolino di malattie per vendere più farmaci – è quella della casa farmaceutica Shire, sponsor di http://www.adhdandyou.co.uk, un sito specificatamente dedicato ai bambini “malati” di ADHD. Il sito è ricco di consigli, filmati, tools interattivi per “semplificare la vita” a chi è afflitto dai sintomi di questa malattia, sulla cui reale esistenza ancora è aperto il dibattito in seno alla comunità scientifica. Un’operazione spacciata per “responsabilità sociale d’impresa”, da parte di un’azienda apparentemente attenta ai bisogni dell’infanzia?

“Combinazione, proprio la Shire – aggiunge Poma – sta per introdurre anche nel nostro paese la Guanfacina, molecola brevettata anni orsono e che – dopo diversi inutili tentativi per curare altre patologie – ora sta introducendo proprio per il trattamento dell’iperattività infantile. Desta sospetto quindi, visto il business in corso, questa improvvisa “sensibilità sociale” di Shire”.

L’anno scorso “Giù le Mani dai Bambini” ha denunciato ai mass-media e alle autorità di controllo sanitario operazioni di marketing preventivo sulla Guanfacina da parte di Shire(1). “Anche in Parlamento si era sollecitato un intervento del Ministero della Salute, il quale dopo aver incaricato i NAS di fare approfondimenti ha archiviato la pratica in modo tutt’altro che trasparente (2). Mi chiedo – conclude Poma – cosa stia aspettando il Ministro Renato Balduzzi a far bloccare dalla Polizia Postale l’accessibilità a questi siti web stranieri i cui contenuti stanno venendo diffusi anche nel nostro paese, sulla base di quella che di fatto è una raffinata strategia di marketing per indurre i nostri figli al consumo di psicofarmaci arricchendo le aziende produttrici di questi discutibili prodotti”.

(1)http://www.giulemanidaibambini.org/media-room/press-release/ancora-%E2%80%9Crelazioni-pericolose%E2%80%9D-tra-sanita%E2%80%99-e-multinazionali-farmaceutiche-nuovo-psicofarmaco-per-bambini-in-arrivo-in-italia-interrogazione-urgente-in-parlamento

(2) http://www.giulemanidaibambini.org/media-room/dicono-di-noi/indagine-nas-su-guanfacina-%E2%80%93-rapporti-ketchumshire

Per media-relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

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fonte disinformazione.it

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INTRAMOENIA, NOVITA’! – Ninì, il libro della nostra Elena

La copertina del libro – nella foto è ritratta Elena da piccola sul balcone di casa, appena sveglia…

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Ninì

Ninì è la biografia romanzata della nostra Elena, la co-fondatrice del blog Solleviamoci nonché mamma di Francy e mia impareggiabile compagna da otto anni. Un biografia divisa in tre parti (la seconda già in cantiere, la terza verrà), di cui la prima è annunciata la pubblicazione, ufficialmente, oggi.

La storia di Ninì (come veniva chiamata Elena da piccola) ci immerge nell’avventura dalla sua nascita fino agli anni dell’adolescenza. Il linguaggio usato da Elena corrisponde pienamente alla vivacità intellettuale e caratteriale dell’autrice; il ‘tono’ della sua scrittura è scanzonato, a volte irriverente, ma sempre coerente con la sua storia personale, una sorta di divertissment autoironico che descrive gli eventi più importanti e significativi del suo cammino sul sentiero dell’autoconsapevolezza.

Ninì, si legge tutto d’un fiato. E’ leggero, brioso ma per nulla svagato, ed ha pagine nelle quali si colgono, a volte sfumati, i temi portanti della sua vita di adulta. Pagine brillanti e a volte toccanti…

Il mio (inutile) consiglio è di disporvi a leggerlo al più presto (dopo averlo acquistato!, mi raccomando ), e godere della scrittura di Elena. Passerete qualche oretta in sua compagnia, e sarà tutto tempo ben speso!

Buona Lettura

mauro, autore del blog Sivales…

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Ninì

di Elena Gaetti
Prezzo di vendita € 10,00
Prezzo di copertina € 13
Risparmi: € 3
Narrativa
1a edizione 7/2012
Formato 15×23 – Copertina Morbida – bianco e nero
128 pagine
SE VUOI, PUOI ACQUISTARLO QUI

ALLERGIE – Gli esperti, col solleone attenti al veleno degli imenotteri

Allergie: esperti, col solleone attenti al veleno imenotteri

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(AGI) – Milano, 16 lug. – Api, vespe, gialloni e calabroni: il veleno degli Imenotteri contiene sostanze con attivita’ tossiche e irritanti che nel caso di soggetti allergici puo’ portare a reazioni gravi come lo shock anafilattico.

A lanciare l’allarme per l’estate e’ la Fondazione Maugeri che con un ambulatorio specializzato si occupa della gestione di pazienti allergici. Gli imenotteri nidificano in luoghi soleggiati e asciutti, nelle grondaie, negli anfratti dei muri e sotto i tetti delle case, nelle cave degli alberi e sui rami degli arbusti; sono attratti dalla frutta zuccherina e dagli oggetti sgargianti. Sotto il solleone possono diventare insidiosi nemici di chi trascorre molto tempo all’aria aperta.

I fattori di rischio piu’ rilevanti per le reazioni generalizzate gravi sono la sede della puntura (piu’ pericolose quelle al volto e al collo), l’eta’ (gli anziani sono piu’ a rischio, soprattutto se ipertesi o con patologie cardiache e respiratorie), l’uso di farmaci, antipertensivi, il tipo di insetto (l’ape e’ piu’ pericolosa della vespa), e il consumo di alcool. “Un soggetto che dopo una puntura manifesta una reazione mai avuta in precedenza – afferma la dottoressa Gianna Moscato che dirige il Servizio Autonomo di Allergologia e Immunologia Clinica della ‘Maugeri’ – deve andare subito al Pronto Soccorso soprattutto in presenza di sintomi gravi e generalizzati come difficolta’ a respirare, senso di mancamento e dolori in zona epigastrica; se invece manifesta una reazione locale estesa deve recarsi dal medico curante che lo indirizzera’ a un centro specializzato.

I soggetti con una diagnosi accertata di allergia a veleno di imenotteri devono sempre portare con se’ un preparato a base di adrenalina per auto somministrazione. L’adrenalina e’ infatti l’unico potente antiallergico in grado di agire tempestivamente nella fase acuta; quanto prima viene somministrato tanto maggiore e’ la sua efficacia”. “Nei soggetti con diagnosi confermata il vaccino – prosegue carlo Biale, il medico che dirige l’ambulatorio – e’ l’unico trattamento in grado di garantire una protezione completa: e’ infatti protettivo nel 95-98% dei pazienti trattati”. Globalmente, nella popolazione mondiale la prevalenza delle reazioni generalizzate da punture di imenotteri e’ compresa tra lo 0,4-0,8% della popolazione pediatrica e il 5% della popolazione adulta. Circa l’1% di queste reazioni e’ grave, di tipo anafilattico.

Negli Stati Uniti la mortalita’ si aggira intorno a 40 decessi all’anno, in Europa sembra essere di 25-30, dato probabilmente sottostimato. Un recente studio condotto su un campione di giovani adulti in Lombardia ha rilevato che sono circa 200.000 i soggetti con reazioni generalizzate alle punture di imenotteri in questa regione, con una prevalenza media del 2,7%, simile a quella di altri Paesi occidentali come Francia e Stati Uniti. Meno del 5% dei soggetti che hanno presentato una reazione locale estesa sviluppera’ una reazione generalizzata a una successiva puntura, il 50-65% dei soggetti che hanno avuto una reazione generalizzata rischia di sviluppare invece una reazione analoga o piu’ grave. I soggetti allergici devono comunque adottare norme di prevenzione per evitare il piu’ possibile le punture degli imenotteri: questi insetti pungono solo se vengono minacciati. Prudenza quindi quando si sta all’aria aperta meglio preferire abiti chiari, evitare gli odori forti, non camminare scalzi nell’erba. In automobile meglio viaggiare con i finestrini chiusi, mentre in moto e’ consigliabile coprirsi bene, utilizzare i guanti e il casco integrale .

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fonte agi.it

SAPER BERE – Sai cosa c’è nel tuo calice?

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Sai cosa c’è nel tuo calice?

Per vinificare si usano più di 600 sostanze. Molte indispensabili anche nel Doc e nel biologico. Ma spesso dannose per la salute. Ecco una breve guida per bere davvero ‘bene’

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di Agnese Codignola

13 luglio 2012

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Tutto fuorché una spremuta di uva invecchiata e profumata. Il vino, tra sostanze presenti naturalmente e sostanze aggiunte per ottimizzare la produzione, contiene più di 600 specie chimiche, in parte non del tutto note.

Per ottenere un buon vino ci vogliono infatti lieviti, enzimi, antischiumogeni, sostanze che stabilizzano e conservano, altre che esaltano aroma e colore, altre che filtrano e così via, moltissime delle quali indispensabili anche nel migliore dei Doc e persino nel vino biologico.

Ma, come tutte le sostanze chimiche, anche quelle contenute nel vino possono avere effetti sulla nostra salute. Per questo serve imparare a distinguere un vino non solo buono ma anche salutare, da uno che sarebbe meglio non bevessimo.

Una prima regola la fornisce uno dei massimi esperti mondiali in materia di vite e vino, Mario Fregoni, già ordinario di viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza: «Il vino migliore è quello naturale, ossia quello cui non si aggiunge nulla che non sia già presente ».

In altre parole, meglio puntare sui vini in cui gli ingredienti sono già presenti nel succo d’uva lasciato fermentare come i tannini e che vengono rinforzati, aggiunti (sempre entro limiti ben precisi), e dove le sostanze di sintesi, assenti nell’uva, non entrano se non in minima parte, e in quel caso vengono indicate in etichetta.

Perché è ovvio che, con 600 sostanze chimiche in ballo, l’etichetta diventa un vero salvavita. E sarebbe bene che il consumatore potesse leggere tutti i componenti del prodotto che sta acquistando.
L’ottenimento di un buon vino, infatti, non può prescindere da una serie di passaggi che prevedono l’impiego di sostanze di vario tipo, alcune delle quali potenzialmente pericolose e quindi da segnalare.

INDISPENSABILI
La più nota e discussa delle sostanze che i consumatori ritrovano nel vino, è  l’anidride solforosa (SO2), gas somministrato in varie forme insieme ai suoi sali solidi, i solfiti.
Anidride e solfiti sono di norma aggiunte perché svolgono molteplici azioni antisettiche e antiossidanti necessarie a mantenere il vino integro e, soprattutto, a evitare che, una volta terminata la prima fermentazione, se ne avvii una seconda, che lo danneggerebbe irrimediabilmente. I produttori insomma li usano.

Anche se oggi sarebbe possibile evitare di aggiungernene. Il fatto interessante è che, aggiunti o no, il vino i solfiti se li genera da sé perché si formano durante alcune reazioni chimiche indotte da lieviti e batteri. E da qui nascono i problemi. Spiega Cinzia Le Donne, nutrizionista dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (Inran): «I solfiti sono stati riconosciuti come responsabili di possibili reazioni pseudo-allergiche, che danno sintomi sovrapponibili a quelli che si osservano nelle allergie, ma senza che vi sia un coinvolgimento del sistema immunitario. Gli asmatici sono particolarmente sensibili nei confronti dei solfiti, e possono manifestare crisi respiratorie dopo l’assunzione più o meno gravi fino allo shock anafilattico. Nelle persone non asmatiche i sintomi possono essere soprattutto cutanei e gastrointestinali».

Perciò queste sostanze sono gli unici additivi inseriti nella Direttiva Allergeni della Ue, e se la loro concentrazione supera i 10 milligrammi per litro, la bottiglia deve recare la dicitura Contiene solfiti. Ma non deve essere detto nulla di più, e il consumatore resta nell’impossibilità di capire se di solfiti ce ne sono pochi grammi o dieci volte tanto.

La buona notizia è che «i solfiti nei vini normali si sono più che dimezzati negli ultimi anni», aggiunge Le Donne. Non solo, per chi vuole livelli ancora più bassi, resta il vino biologico che può definirsi tale se ha livelli inferiori di solfiti dei vini tradizionali.
Resta però il fatto che si tratta di sostanze presenti in molti altri cibi e bevande: birra, succo di limone, frutta essiccata, come in prodotti a base di carne o pesce e nei crostacei.

Di conseguenza, la quantità di sostanza che possiamo assumere tutti i giorni della nostra vita senza avere alcun effetto negativo sulla salute (la cosiddetta Dose giornaliera ammissibile, Dga) può essere facilmente superata anche con un vino che ne contiene livelli bassi. Le conseguenze allora si possono manifestare anche nelle persone che non hanno particolari problemi di allergie gravi, ma che, quindi, possono lamentare cerchio alla testa, nausea, vomito, senso di pesantezza.

Ma nel vino, come detto, c’è molto altro. Spiega ancora Le Donne: «Il vino contiene additivi e residui di contaminanti che possono essere nocivi per la salute». Sono utilizzati acidificanti, stabilizzanti, regolatori dell’acidità, attivatori della fermentazione, agenti antischiumogeni, conservanti, antiossidanti, vari coadiuvanti e solventi, enzimi, solo per citare le classi di composti più diffuse. Per molte di queste sostanze la legge indica un livello massimo di impiego, altre non hanno effetti sulla salute documentati (per esempio l’acido ascorbico) e quindi possono essere usati a seconda del bisogno del vinificatore.

PERICOLOSI
Non indispensabili ma quasi sempre presenti, sono le proteine delle uova e del latte, usate per la chiarificazione. Un tempo questo passaggio si faceva solo sul bianco, ma oggi viene fatto sempre, per evitare opacità e depositi. Aggiungendo i chiarificanti si forma una gelatina che funziona da filtro e che poi viene rimossa.

Proprio per questo alcuni specialisti ritengono che l’obbligo dell’indicazione in etichetta sia uno scrupolo eccessivo (in teoria dovrebbero rimanere solo tracce di uova e latte), ma altri sottolineano che le persone allergiche possono risentirne comunque, anche se le dosi usate non sono in grado di scatenare reazioni anafilattiche.

Come per tutti gli alimenti, poi, nel vino è possibile trovare contaminanti naturali come il piombo del terreno o l’ocratossina A, tossina prodotta da vari funghi, che possono costituire un rischio grave per la salute pubblica; per questo l’Unione europea ne stabilisce i livelli massimi, al fine di ridurne la presenza nei prodotti alimentari a quantitativi minimi. Oltre a ciò, sono sempre possibili residui di fitofarmaci, oggi sottoposti a stretto controllo lungo tutta la filiera produttiva ma molto usati.

ILLEGALI
Il 17 marzo 1986 una partita di vino adulterato con metanolo causa l’avvelenamento di decine di persone in nord Italia, con danni neurologici e cecità, e il decesso di ben 23 persone. Ancora oggi tutti ricordano il caso del vino al metanolo, che ha rappresentato forse il punto più basso delle adulterazioni italiane ma, purtroppo, non certo l’unico.

Più di recente, infatti, il pregiato Brunello di Montalcino è stato al centro di indagini e sequestri in tutta la Toscana (42 le aziende coinvolte), perché al posto del Brunello le aziende avrebbero venduto mix fantasiosi di altri vini di qualità inferiore.

Scorrendo le cronache poi, si trovano sequestri frequenti di vini con gradazioni alcoliche diverse da quelle previste, aggiunte di zuccheri diversi da quelli presenti nell’uva (pratica del tutto vietata in Italia ma usata quando si vuole fare del vino partendo da vinacce scadenti, quasi sempre importate da paesi lontani), che hanno bisogno di robuste lavorazioni per diventare commerciabili, ingredienti di sintesi quali liquidi di refrigerazione molto altro (coloranti, conservanti, aromi e additivi non permessi), proprio perché le sostanze presenti sono così tante che la fantasia dei truffatori si può scatenare. Si tratta però sempre, appunto, di truffe, contro le quali il consumatore può poco.

Diverso è il caso del vino di bassa qualità. Come individuarlo? «Il consumatore può affidarsi ai marchi certificati come i Doc, sui quali i controlli sono severi lungo tutta la filiera, perché nessun produttore oggi può permettersi il danno derivante da frodi, truffe, intossicazioni», spiega Fregoni: «Infine il prezzo: è meglio diffidare di quelli troppo bassi. Oggi si trovano in commercio bottiglie di vino che costano meno di due euro, ma di fatto è impossibile arrivare a prezzi così e il rischio che si tratti di vini ottenuti da vinacce comprate chissà dove e poi trattate anche con procedimenti illegali come l’aggiunta di zucchero è concreto. Meglio bere meno ma puntare sul sicuro».

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Scheda
Additivi, quali e perché

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fonte espresso.repubblica.it

Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

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Farmaci a base di cannabis per scopi terapeutici: anche il Veneto dice sì

L’ok all’uso a scopo terapeutico arriva dopo quello della Toscana. Le medicine saranno gratuite

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VENEZIA – Dopo la Toscana, che è stata la prima Regione italiana ad autorizzare l’uso della cannabis a scopo terapeutico,adesso tocca al Veneto. Ieri, praticamente all’unanimità, la quinta commissione consiliare presieduta da Leonardo Padrin (Pdl) ha approvato la proposta di legge di Pietrangelo Pettenò (Sinistra) che consente la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi. La stessa pianta che viene utilizzata per produrre alcune droghe, la marijuana e l’hashish, ora potrà essere usata dai malati per alleviare i dolori.

Va detto che Padrin ha dato una astensione “tecnica” al provvedimento per poter svolgere in aula il ruolo di relatore di minoranza, come prevede il nuovo statuto, e dunque poter presentare eventuali emendamenti migliorativi al testo. Uno di questi l’ha già presentato lo stesso Pettenò fissando un tetto finanziario per il 2012 di 100mila euro. «Una delle obiezioni della giunta regionale – spiega Pettenò – riguardava l’applicazione e i costi della legge. Così abbiamo corretto il testo, aggiungendo un nuovo articolo in base al quale spetta alla giunta definire le procedure e i criteri». Per quanto riguarda i costi, è stato ipotizzato che 100 malati di sclerosi multipla costerebbero alla Regione 500mila euro all’anno: di qui la previsione di spesa per gli ultimi mesi del 2012 di 100mila euro.

Dettagli che ai malati probabilmente interesseranno poco. Quel che conta è la sostanza: i farmaci derivati dalla cannabis adesso saranno gratuiti, li pagherà la Regione. Ovviamente il testo dovrà essere approvato dal consiglio regionale e poi dovrà passare il vaglio dell’esame governativo. Ma sia nell’uno che nell’altro caso le prospettive sono positive: in commissione consiliare, ieri riunita a Palazzo Ferro Fini, tutte le forze politiche si sono dette d’accordo. Uno dei più convinti è stato tra l’altro il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani (Lega) che ha condiviso in toto ispirazione e obiettivi del provvedimento. Quanto al rischio dell’impugnazione, per la Toscana – che ha approvato un’analoga legge, la prima in assoluto a livello nazionale, il 2 maggio scorso – il Governo non ha trovato nulla da eccepire.

«L’uso della cannabis a scopo terapeutico in Italia è già possibile dal 2007 – ha detto in commissione il consigliere Pettenò – ma non esistono farmaci di produzione nazionale, bisogna importarli e i pazienti se li devono pagare. In attesa che lo Stato decida in quale fascia inserire questi farmaci, la proposta è che sia la Regione Veneto a disciplinarne l’uso. E spetterà alla giunta stabilire i criteri e le procedure. Dotare il Veneto di una legge applicativa in tale senso rappresenta una scelta di civiltà che consentirà ai malati e al servizio pubblico della nostra regione di non dipendere esclusivamente dalle importazioni dall’estero per l’approvvigionamento della cannabis medicinale, con grandi risparmi di tempo e di costi e riduzione degli enormi disagi ai quali sono sottoposti i malati che necessitano di tale tipo di farmaci».

Il progetto di legge prevede la stipula di una convenzione con il Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, per la produzione e l’acquisizione diretta dei cannabinoidi ad uso terapeutico, utilizzati in particolare nella terapia del dolore e nelle cure palliative, ma anche dai malati di Sla e di distrofia muscolare.

Venerdì 13 Luglio 2012 – 12:29
Ultimo aggiornamento: 12:47
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fonte ilmessaggero.it

Integratori di sali minerali? Facciamoli in casa

 

Integratori di sali minerali? Facciamoli in casa

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di Simona Gauri

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Caronte soffia, il caldo si fa insopportabile (specialmente se siamo relegati in città e non abbiamo molto verde a rinfrescare l’aria), sudiamo, perdiamo sali minerali preziosi per la nostra idratazione naturale, la pressione sanguigna scende e le energie calano a picco. E allora vai di bustine chimiche che disciolte in un po’ d’acqua tirano su grazie agli elettroliti… sali minerali come sodio, potassio e zinco, che sono vitali per il buon funzionamento del nostro organismo. Ma che, quando sono prodotti in laboratorio e ficcati dentro a queste bustine miracolose, lasciano il tempo che trovano… ovvero il tempo di berle e che il nostro sangue le assimili, e poco dopo queste stesse sostanze vengono espulse dal nostro organismo alla prima scappata in bagno. Cosa resta all’organismo? Probabilmente solo il destrosio e gli zucchieri artificiali che dolcificano la bevanda, e naturalmente i coloranti, che sono artificiali.

E allora perché non farsela a casa, questa bevanda miracolosa, utilizzando quel bellissimo agrume che è il limone?

Ecco cosa serve:

  • Il succo di due o tre limoni freschi
  • 1/4 d’acqua tiepida (abbastanza da far sciogliere il sale e il miele)
  • 1/3 di miele
  • 1/4 di cucchiaino di sale marino (non quello da tavola, ma quello grezzo)

Mischiate l’acqua con il miele e il sale finché non si sciolgono completamente e poi aggiungete il succo dei limoni. Aggiungete poi altra acqua finché non riempirete la caraffa. Mischiate… et voilà!

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fonte salute.leonardo.it

Tumori della pelle in aumento fra i giovani

Cancro pelle lampade abbronzanti
fonte immagine

Tumori della pelle in aumento fra i giovani

Cresciuto di otto volte in quarant’anni il numero dei casi di melanoma nelle donne, di quattro volte negli uomini

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di Elena Meli

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MILANO – Alcuni tumori per fortuna stanno diventando sempre più rari, ma i tumori della pelle sono in netta controtendenza: secondo dati raccolti dalla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, i tassi di melanoma galoppano e sono soprattutto le giovani donne ad ammalarsi oggi più spesso di ieri.

DATI – I ricercatori hanno analizzato informazioni contenute nel Rochester Epidemiology Project, un database che da anni raccoglie informazioni su tutte le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini di Olmsted County, la contea di cui fa parte Rochester; si sono quindi focalizzati sulle nuove diagnosi di melanoma in persone dai 18 ai 39 anni, dal 1970 al 2009. Il risultato dell’indagine, pubblicato sui Mayo Clinic Proceedings, non lascia spazio ai dubbi: in questo lasso di tempo l’incidenza di melanoma è aumentata di otto volte nelle giovani donne fra i 20 e i 40 anni, di quattro volte fra gli uomini. «Nell’arco dell’esistenza la probabilità di melanoma è maggiore per gli uomini, ma nelle fasce d’età più giovani è vero il contrario», specifica Jerry Brewer, il dermatologo della Mayo Clinic che ha coordinato lo studio. Lo specialista ammette che un incremento nel numero di casi se lo aspettava, ma non così tanto; c’è di buono che la mortalità è nel frattempo diminuita, perché le diagnosi sono sempre più spesso tempestive consentendo cure risolutive.

DONNE – «Per fortuna oggi le persone sono più informate e chiedono aiuto al medico se vedono cambiamenti dei nei o della pelle – dice Brewer –. Questo fa sì che oggi molti melanomi vengano intercettati quando non sono ancora profondi e quindi più difficili da trattare». Secondo lo specialista molta responsabilità per questo incremento nel tasso di melanomi è dovuto all’abitudine di abbronzarsi coi lettini solari: tutti sanno che fanno male e un recente studio ha dimostrato che le lampade abbronzanti fatte dagli under 40 aumentano di circa il 70 per cento il rischio di tumori cutanei. «Eppure tutti i giovani, e soprattutto le ragazze, continuano a usare i lettini solari. Dobbiamo continuare a fare informazione fra i ragazzi, cercare di dissuaderli dall’abbronzatura a tutti i costi», osserva il dermatologo, che ha anche raccontato l’esperienza di una sua paziente, una ventunenne fanatica dell’abbronzatura artificiale, che dopo essere fortunatamente guarita da un melanoma su una gamba è diventata una sorta di “testimonial” nelle scuole, per educare gli studenti ai pericoli del sole e della pelle scura a tutti i costi. Di certo è opportuno non abbassare la guardia: anche in Italia i dati non sono rassicuranti, perché secondo i dati della Fondazione Melanoma ogni anno si registrano 7mila nuovi casi di melanoma e l’età dei pazienti si sta abbassando.

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fonte corriere.it

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fonte corriere.it

Elena Meli